Savogno

Savogno, due passi nella storia

Come tanti paesini di montagna, abbarbicati sui pendii, anche Savogno in comune di Piuro cominciò ad essere abitato tutto l’anno solo a partire dal ’400. Ne è testimonianza la chiesa di San Bernardino, consacrata nel 1465, alla quale esattamente vent’anni dopo fu aggiunto il campanile, unico esempio giunto intatto, o quasi, fino a noi. La chiesa, invece, ha subìto vari restauri, soprattutto nel ‘600 e nell’800. Le chiese non erano solo il luogo della preghiera per la comunità, ma anche di riunione per discutere e sbrigare faccende sociali e non necessariamente religiose.

Prima del XV secolo, Savogno era un maggengo sulla via verso la val di Lei, che un tempo era un pascolo pregiato sul versante nord delle Retiche, dove nasce un ramo del Reno. Quando Savogno, in epoca tardomedievale, divenne un paese e non più una località abitata solo nella bella stagione, assunse il carattere attuale con le case disposte a terrazzi sul ripido versante. Le loro caratteristiche ne fanno in Valchiavenna l’esempio più interessante di architettura spontanea, costituita da pietra e da legno nelle grandi balconate, anche su più piani, e negli ambienti aggettanti, che potrebbero rispondere all’ampliarsi della famiglia. Non mancano alcuni dipinti religiosi sulle pareti esterne, come quell’affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna con il bambino tra i santi Antonio abate, compatrono del paese, e Pietro apostolo.

Qui a 930 metri di quota fu parroco un santo, don Luigi Guanella, da metà 1867, un anno dopo essere diventato prete, fino agli inizi del 1875. Sette anni e mezzo sufficienti per lasciare una traccia indelebile in campo spirituale, sociale e materiale. Restaurò la casa parrocchiale, ampliò la chiesa e il sagrato, costruì un nuovo cimitero, aprì una scuola elementare. La sua presenza è ricordata da un busto a lato della chiesa.

Il torrente Acquafraggia, che a valle origina una delle più belle cascate delle Alpi, di cui parlò anche Leonardo da Vinci nel “Codice atlantico”, divide Savogno dall’abitato di Dasìle, anch’esso oggi non più permanentemente abitato e raggiungibile in meno di mezz’ora. È posto a un centinaio di metri più in alto e, come ogni paesino che si rispetti, ha una sua chiesa, costruita due secoli dopo rispetto a Savogno, segno che solo allora l’alpeggio assunse una certa consistenza abitativa e continua. È dedicata a San Giovanni Battista e si deve in gran parte alle offerte degli emigranti del luogo a Venezia, dove facevano prevalentemente “i luganeghéri”, cioè gestivano botteghe per la vendita di minutame di carne, insaccati, minestre ecc. È il caso di Giovanni Orsini, che finanziò la tela dell’altare maggiore, senza dimenticare di farsi ritrarre in un angolo a mezzo busto.

A Savogno sale, passando attraverso le zone delle stalle e dei crotti, un sentiero di 2886 gradini – lo dicono quelli che li hanno contati – costeggiando la cascata dell’Acquafraggia. Oggi è raggiungibile da Villa anche da una strada carrozzabile consortile, percorribile solo con permesso. Ma – questo vale in generale – meglio guadagnarsela la montagna, percorrendola, se si può, a piedi e godendo senza fretta di quanto la natura offre.

Guido Scaramellini